Il club dei tacchi a spillo

Il mio "Mangia, prega, ama"

Quando ho cominciato a scrivere su questo blog ero in procinto di intraprendere un viaggio personale, interiore e esteriore, che mi avrebbe portato fino a qua. Ormai sono passati quasi dieci anni da quando è iniziata quella che io chiamo la mia seconda vita... Allora uscivo da un divorzio e mi ritrovavo in una dimensione nuova, più difficile ma anche più divertente, la dimensione della donna single. Durante questi anni la mia vita è cambiata totalmente, ho sofferto, riso, pianto e mi sono costruita una sorta di ragnatela, fatta di affetti, ma soprattutto di persone, che mi hanno consentito di arrivare fino a qui. Certo sono più vecchia e più disillusa di allora, ma molto, molto più ricca, spiritualmente intendo!
In questi anni ci sono state anche tante persone che mi hanno deluso, soprattutto tutti quegli uomini con il quale ho cercato di instaurare una relazione. Mi sembra trascorso un secolo da allora, anzi forse mi sembra una vita non vissuta da me. Poi un giorno, più di un anno fa, è iniziato un percorso che mi ha portato a iniziare  a scrivere  questo piccolo racconto a bordo di un  aereo che mi sta portando dall’altra parte del mondo.
Giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, mi sono resa conto che stavo vivendo la mia vita dietro a un vetro, vedevo tutto quello che succedeva ma non riuscivo a sentire nessuna emozione, né nel bene e ne nel male, così ho cominciato  a guardarmi attorno per trovare un qualcosa che mi svegliasse dal torpore, e non volevo provare ancora una volta a cercare una relazione, ma qualcosa che mi desse di più...
Alla fine ho capito che dovevo cercare dentro di me, perché solo io potevo darmi quello che stavo cercando. E da allora, per una serie di coincidenze è nato il mio mangia, prega e ama.
Tutto è iniziato durante un mio soggiorno a Roma, città che ho sempre frequentato e che non ho mai preso in considerazione, nonostante in tempi non sospetti mi fosse anche capitata un’occasione lavorativa interessante.
C
osì riscoprendo Roma e alcuni amici che ho laggiù, ho cominciato a rivalutarla, e un giorno mentre aspettavo una mia amica da Ciampini, dopo aver mangiato una golosa pizza con i fiori di zucca, ho avuto la folgorazione: era a Roma che volevo vivere!
È stato incredibile, dopo anni di vita da milanese convinta, un pomeriggio ho deciso che quella città non era più la mia, e volevo rimettere tutto in gioco per trasferirmi.
E la cosa più bella che mi ha fatto intraprendere questo percorso, è stato che non ho scelto di cambiare città per un uomo, o perché obbligata per lavoro, ma solo per me stessa, perché ne avevo voglia.

Da quel momento ho cominciato a frequentare Roma, ho ritrovato vecchi amici e colleghi, e ho cercato a intraprendere una strada che mi permettesse di trasferirmi là. Sono riuscita anche a fare alcuni lavori interessanti in questi mesi, come il convegno a Montecitorio di dicembre, ma soprattutto ho trovato un bel gruppo di amici che non mi hanno fatto mancare Milano. Purtroppo però la strada del trasferimento è ancora lunga, e non credo che sarà così semplice attuare questo progetto.
In questi mesi romani ho scoperto l’italianità che a Milano si è un po' persa... Ma soprattutto ho riscoperto la buona cucina! Dopo anni spesi tra piatti “gourmant” e sushi a Milano, a Roma ho ricominciato a frequentare le trattorie di una volta, le cose semplici e le risate, tante risate!
Ecco, per me Roma è questo: ridere, mangiare e stare con i miei amici, cosa che a Milano non riesco più a fare (a parte quando organizziamo le cene a tema con i miei amici del bar)... Questo è stato il mio “mangia”, la riscoperta delle sensazioni, e della lentezza. Ogni volta che vado a Roma mi sento come la domenica mattina d’inverno, quando mi sveglio presto  ma mi trattengo sotto il piumone, con la consapevolezza che posso godere ancora un po' quel tepore... Questa è Roma per me, so che devo lavorare ma mi godo i piccoli piaceri, e indugio un po' nella sensazione di calma e tranquillità.
Mese dopo mese mi sono innamorata di questa città, ho gustato ogni suo angolo, ogni profumo, e soprattutto ogni piatto! Che meraviglia sedersi a tavola con persone che non considerano la “pasta” una bestemmia, e non solo perché io sono golosa di carboidrati, ma semplicemente perché le persone che amano la buona cucina sono più felici.

Dopo mesi di ricerca di sensazioni tangibili come il mangiare, bere e ridere, ho pensato che dovevo anche scavare più a fondo, e per farlo avevo bisogno di eliminare tutti gli stimoli dell’ambiente familiare che mi circonda, e in quel momento è nata l’idea del mio viaggio in Nepal...
Avevo bisogno di andarmene lontano da tutti, di fare un viaggio dall’altra parte del mondo, ma soprattutto avevo bisogno di farlo sola. Le ultime volte che ho preso un aereo per andare così lontano scappavo da qualcuno o da me stessa, questa volta no, anzi ci sono alcune persone che mi stanno aspettando, questa volta l’ ho fatto perché volevo stare con me stessa...
E devo dire che sono un po' rammaricata perché in queste settimane di soggiorno nepalese sola ci sono stata ben poco.
Per questo, a due giorni dalla conclusione del mio viaggio a Kathmandu, ho deciso di venire in questo caffè di fronte alla stupa di Boudhanat, per raccogliere le mie idee e descrivere le mie sensazioni.
Questo è un posto magico perché rappresenta  un importante luogo di pellegrinaggio e di meditazione per i buddisti tibetani e per i nepalesi stessi. Mentre osservo le persone che girano pregando intorno alla stupa, cerco di capire cosa mi ha dato questo viaggio.
Come ho già detto non ho avuto molto tempo per stare con me stessa durante queste vacanze, prima di tutto perché Kathmandu è il luogo più caotico che io abbia mai visto (neanche in Cina ho visto tanto casino), gente che cammina per le strade infangate trascinando un carretto carico di frutta, moto e motorini che ti passano a pochi centimetri suonando il clacson in continuazione, cani che abbaiano continuamente e poi le processioni di qualsiasi religione che ogni giorno si svolgono in questa folcloristica città. E poi c’e la mia famiglia tibetana, come la chiamo io, che gestisce il posto dove risiedo e che è composta anche da alcuni amici che vivono a Milano, e per tradizione è super ospitale e non mi lascia mai sola. Con tutto questo casino la fase “prega” non è stata tanto facile, ma comunque mi è stata utilissima.

C’è una frase del film “mangia, prega, ama” che mi ha ispirato questo viaggio: “Se sei abbastanza coraggioso da lasciarti dietro tutto ciò che è familiare e confortevole, e che può essere qualunque cosa, dalla tua casa ai vecchi rancori, e partire per un viaggio alla ricerca della verità, sia esteriore che interiore; se sei veramente intenzionato a considerare tutto quello che ti capita durante questo viaggio come un indizio; se accetti tutti quelli che incontri, strada facendo,come insegnanti; e se sei preparato soprattutto ad accettare alcune realtà di te stesso veramente scomode, allora la verità non ti sarà preclusa.”
A un certo punto ho sentito l’esigenza di rimettermi in gioco, di lasciarmi alle spalle tutto il mio mondo di comodità e lustrini, e ho scelto di venire qui... In questo magico paese confusionario che nonostante il disagio e la povertà trasmette ancora la voglia di vivere.
Questa è la verità, avevo bisogno di qualcosa che mi facesse uscire dalla mia gabbia dorata e mi facesse sentire viva, ecco questo è stato il Nepal per me.
In questi giorni ho vissuto mille avventure, preso taxi più simili a carretti che automobili, mi sono arrampicata su sentieri di montagna per raggiungere templi e monasteri, ho assaggiato cibi strani e ho ingoiato tanta di quella polvere per le strade di Kathmandu da riempire una betoniera, ma tutto questo mi ha reso felice, perché mi ha fatto capire che io con me stessa ci sto bene, e che arrivata a questo punto della mia vita posso affrontare qualsiasi cosa. Non mi sento più inadeguata, fragile o confusa, ho raggiunto la consapevolezza di quello che sono, nel bene e nel male  ho imparato ad accettarmi.

Ma manca ancora una cosa per completare questo percorso: la fase “ama”. Questa sarà la parte più difficile, più delle avventure nepalesi, più di ogni altra cosa, perché le delusioni amorose sono state quelle che mi hanno trasformato in quello spauracchio di me stessa che ero fino a un anno fa. Ma oggi è tutto diverso, per la prima volta dopo tanto tempo sono disponibile a condividere il mio spazio con qualcuno. Certo non sarà un percorso facile, ma posso affrontarlo, e poi si vedrà se ci sarà qualcuno pronto a prendermi... Purtroppo a differenza di Julia Roberts io non ho incontrato un figo brasiliano, e quindi devo fermarmi qui con il racconto... Però il primo step della terza fase è già iniziato, ho trovato l’amore, almeno per me stessa!

Il resto si vedrà, le illusioni non fanno parte di questo percorso, per questo mi fermo qui, ad aspettare.

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