Il club dei tacchi a spillo

Gli sconosciuti dell’era 2.0

Qualche giorno fa sono andata al cinema a vedere il film “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese, uno spaccato dell’Italia moderna che parla tanto di famiglia ma che in realtà ha perso il significato di questa parola nei meandri dei telefonini e della rete. In una società dove si ha tutto, si pretende tutto e si è visto tutto,  le persone cercano di fuggire alla noia in un mondo parallelo, fatto di bugie e illusioni, anche se forse i veri noi stessi esistono solo nell’universo che ci siamo creati all’insaputa degli altri. Ad amplificare tutto questo ci sono gli smartphone, “la nostra scatola nera” per citare una frase del film, un elettrodomestico che conserva tutti i nostri segreti ma soprattutto il nostro mondo parallelo, che alla fine dei fatti è la nostra vera esistenza. La noia di un gruppo di amici, alle prese con figli adolescenti, suocere invadenti, e lavoro precario, si rivela quando durante la cena qualcuno propone una specie di gioco della verità: per  tutta la serata, messaggi e telefonate sono condivisi tra loro, mettendo a conoscenza l'un l'altro dei propri segreti più profondi...
Primi fra tutti i tradimenti tra le coppie più stabili e apparentemente innamorate, e poi una serie di altri scheletri nell’armadio che nessuno di noi vorrebbe conoscere.
Mi chiedo come siamo arrivati a questo punto? È così difficile comunicare che ci dobbiamo nascondere dietro a uno schermo del telefono?
Stando alle mie esperienze personali si, siamo arrivati a questo punto… siamo così insoddisfatti di noi stessi che dobbiamo “mascherarci” dietro i profili sui social network, oppure dobbiamo comunicare attraverso messaggi su whatsup perché così è più difficile captare le emozioni senza sentire il tono di voce.
Sempre di corsa, alle prese con mille problemi non ci fermiamo mai a pensare a dove stiamo andando, troppo occupati a comunicare il nostro stato d’animo sui social, a far conoscere tutto in ogni dettaglio, ma il vero segreto e che noi sveliamo solo quello che vogliamo, e finisce che nessuno ci conosce e noi non conosciamo nessuno veramente.
Così grazie a questo film leggero ma intelligente mi sono fermata a riflettere su questa nostra società, e ho anche pensato di giustificare tutte le mie assurde storie sentimentali…  in fondo sono lo specchio della nostra società 2.0, anche se io sono nata nell’epoca della tv in bianco e nero e del carosello!

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